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10 Km x tutti

Due mesi per cambiare marcia. Una proposta rivolta soprattutto a chi corre da poco e ha un’autonomia di corsa ancora di soli 30’, ma che può interessare anche i podisti di lungo corso alla ricerca di nuovi stimoli. Obiettivo: correre per 10 km il più forte possibile, senza fermarsi.

 

A correre non sono soltanto degli atleti provetti, ma sono runner di tutti i livelli, accomunati dal desiderio di cambiare qualcosa nelle proprie abitudini e armati di tanta buona volontà. Non importa in quanto tempo si arriva e dopo quanti avversari, ciò che conta è dare una misura al proprio sforzo, acquisire consapevolezza del proprio livello psico-fisico e da lì partire per un percorso che ci porti a volere e sapere sfidare i nostri limiti. 
Il programma d’allenamento basato su tre semplici indicazioni: 8 settimane di allenamento con 2 allenamenti a settimana; 3 intensità di allenamento; 3 target cronometrici. Prima di cominciare affronteremo un semplice test per capire quale sia la condizione di partenza… ma ancora prima del test sarà opportuno farsi visitare dal proprio medico per essere più sicuri di godere di buona salute.
A questo punto non ci resta che darci degli obiettivi cronometrici: esperti (meno di 50’), intermedi (da 50’ a 60’) e neofiti (più di 60’).

Anche le intensità saranno 3: endurance, uno sforzo per un periodo più o meno lungo senza affaticarci troppo, che ci dà la possibilità di parlare quasi agevolmente; medio, uno sforzo che comincia a essere un po’ difficoltoso e chiacchierare diventa più impegnativo; forte, il più elevato ritmo che riusciamo a tenere senza scomporci e senza smettere di controllare il gesto della corsa… parlare sarà praticamente impossibile!

Dopo aver seguito il percorso indicato sul numero di Correre di agosto, saremo pronti per il debutto… o per il ritorno in scena. Non dimenticatevi di riposare gli ultimi 3/4 giorni prima della gara, concedendovi al massimo una corsetta di 20/30’. Il giorno della gara faremo una colazione come d’abitudine, senza introdurre nessuna novità. Arriveremo in zona con il dovuto anticipo, per prepararci con tranquillità. Dopo il riscaldamento ci allineeremo lungo la linea di partenza, magari verificando che i podisti di fianco a noi abbiano i nostri stessi obiettivi cronometrici, così da poter iniziare a correre al ritmo giusto. Ultimo consiglio: divertitevi fino all’ultimo metro!

E a correre non sono solo i cosiddetti “atleti”, i giovani e meno giovani che quando si schierano sulla linea di partenza vengono annunciati dallo speaker di turno come “top runner”. Sono quelli come noi, con solo un qualcosa in più, che possiamo chiamare “voglia di cambiare” o anche solo e semplicemente “buona volontà”. Ma se loro che corrono sono “come noi”, noi allora chi siamo?

Siamo quelli che non hanno tempo, quelli cui il lavoro, lo studio o la famiglia tolgono la possibilità di essere regolari nell’alimentazione e nel sonno, componenti fondamentali dell’essere in forma. Ma siamo anche quelli che, correndo da tempo, hanno “già fatto”, “già provato”, “già visto” tutto. E che corrono quando proprio non possono dire di no ai compagni di sempre o che ormai lo fanno solo la domenica, per stare con gli amici, producendo così uno sforzo che, per quanto piccolo, così isolato nella settimana finisce per non essere utile al recupero di una minima condizione fisica, anzi… e “anzi” diventa una porta che è meglio non aprire, credeteci!

Ecco allora la nostra proposta che trovate su Correre di agosto recuperata e sviluppata partendo da un vecchio contributo di un eccellente allenatore come Fabio Vedana, per riempire di nuova energia quel che resta dell’estate e collegarla alla ripresa dell’attività lavorativa o di studio.

Una proposta rivolta soprattutto a chi corre da poco e dispone, ad esempio, di un’autonomia di corsa di 30’ senza fermarsi, ma che può interessare anche chi corre da tempo e magari proprio per questo, come appena ricordato, non ha più troppi stimoli.

“Checché se ne dica”, un obiettivo cronometrico e agonistico fa bene a tutti. Non importa, poi, in quanto tempo si arriva e dopo quanti avversari. Quello che conta è dare una misura al proprio sforzo, acquisire consapevolezza del proprio “consistere” psico-fisico e da lì partire per un percorso che ci porti a volere e sapere sfidare i nostri limiti alla luce, appunto, di una buona messa a punto del nostro motore e della sua “centralina” (il cervello).